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Educare è accompagnare: un seminario che ritrova il senso dell’educare

Fermarsi, ascoltare, riflettere, imparare. E tornare a scuola con uno sguardo nuovo. È stato questo il senso del seminario residenziale “Avviamento alla metodologia e alla didattica ignaziana”, che il 5 e 6 settembre ha riunito docenti e personale non docente delle sedi di Fe y Alegría Italia di Milano, Genova e Roma.

Due giornate promosse dal CEFAEGI – Centro di Formazione per l’Attività Educativa dei Gesuiti della Provincia Euro-Mediterranea e condotte da padre Vitangelo C.M. Denora S.J., padre Luciano Larivera S.J. e dalla prof.ssa Sabrina Maineri, per riscoprire che cosa significa, oggi, essere educatori.

Perché educare non significa soltanto trasmettere conoscenze. Significa accompagnare persone, riconoscerne la storia, i talenti e le fragilità, aiutarle a scoprire le proprie possibilità e a diventare protagoniste del proprio cammino.

Prima di educare gli altri, fermarsi e guardare dentro di sé

Il seminario è iniziato da una domanda semplice ma profonda: di che cosa abbiamo bisogno noi, per poterci prendere cura degli altri?

In un lavoro fatto di relazioni, ascolto e accompagnamento, anche l’educatore ha bisogno di fermarsi. Di respirare. Di tornare su ciò che ha vissuto, riconoscere ciò che di bello c’è nella propria vita, ringraziare e rileggere il proprio cammino.

“Curarci per curare”, “andare più in profondità”, “essere più consapevoli”, “condividere”, “rafforzare i rapporti”: sono alcune delle parole emerse durante le due giornate.

La formazione diventa così anche uno spazio di crescita personale e comunitaria, oltre che professionale.

Dalla realtà nasce la missione

Per comprendere la pedagogia ignaziana è stato importante ripercorrere anche la storia di Fe y Alegría: un Movimento nato in Venezuela nel 1955 grazie a padre José María Vélaz S.J., con una convinzione che continua ancora oggi a guidarne l’azione: “Fe y Alegría comincia dove finisce l’asfalto”.

È l’idea di un’educazione capace di raggiungere chi rischia di rimanere ai margini e di trasformare un bisogno in un’opportunità.

È anche la storia di Fe y Alegría in Italia.

All’inizio degli anni Duemila, alcuni educatori e membri della comunità latinoamericana si trovarono davanti a una necessità concreta: offrire a giovani e adulti migranti la possibilità di continuare o completare il proprio percorso di studi.

La risposta nacque dall’ascolto e dall’iniziativa di alcune persone che si sono chieste: “Io cosa posso fare?”

Nel 2001, a Roma, il percorso iniziò con pochi studenti e pochi docenti, cercando spazi e possibilità dove poter cominciare. Negli anni successivi, grazie all’incontro con la Compagnia di Gesù e a una rete sempre più ampia di persone e istituzioni, quell’esperienza è cresciuta fino a diventare la realtà di Fe y Alegría Italia, oggi presente con le sue sedi di Milano, Genova e Roma.

Anche a Genova, dal 2004, Fe y Alegría offre percorsi educativi semipresenziali in collaborazione con IRFEYAL Ecuador, rivolti a giovani e adulti latinoamericani che desiderano completare gli studi.

Sono storie diverse, ma con una radice comune: vedere un bisogno e scegliere di mettersi al servizio.

Prima del voto viene il volto

È da questa prospettiva che la pedagogia ignaziana acquista un significato particolarmente concreto.

Al centro del seminario c’è stato il modo di guardare alla persona proposto da Sant’Ignazio di Loyola: ogni studente porta con sé una storia, un vissuto, delle esperienze, delle difficoltà e delle possibilità.

Prima ancora dell’alunno c’è la persona.

Da qui il principio della cura personalis: accompagnare ciascuno nel proprio percorso, senza ridurlo a un voto, a una prestazione o a una difficoltà.

L’educatore è chiamato a conoscere il contesto, costruire una relazione che favorisca l’apprendimento, scegliere gli strumenti più adatti e, soprattutto, lasciare spazio perché l’altro possa compiere il proprio cammino.

Dall’esperienza alla riflessione, dalla riflessione all’azione

Uno degli aspetti più concreti del seminario è stato il collegamento tra gli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio e il lavoro educativo quotidiano.

La pedagogia ignaziana invita a partire dall’esperienza, accompagnarla con la riflessione e trasformare ciò che si è imparato in una scelta e in un’azione.

Anche in classe, quindi, non basta chiedersi: “Che cosa hai imparato?”

Diventa importante domandarsi:

Che cosa hai scoperto?
Che cosa significa per te?
Che cosa puoi fare con quello che hai imparato?

È una pedagogia che mette la persona al centro e mira alla sua formazione integrale: cuore, mente e mani.

L’obiettivo non è soltanto preparare meglio uno studente al mondo del lavoro, ma aiutarlo a diventare più pienamente se stesso e a mettere i propri talenti al servizio degli altri.

Imparare a riconoscere ciò che c’è dietro un bisogno

Per chi lavora ogni giorno con giovani e adulti, questo significa imparare a leggere anche ciò che non è immediatamente visibile.

Dietro una difficoltà scolastica può esserci una storia di dispersione. Dietro una richiesta di aiuto può esserci il bisogno di essere ascoltati. Dietro una mancanza di autostima può esserci un talento che non ha ancora trovato spazio.

E dietro il desiderio di ricominciare può esserci un sogno.

Educare significa anche riconoscere queste possibilità.

È ciò che Fe y Alegría cerca di fare ogni giorno nei suoi percorsi educativi: accompagnare, creare opportunità, rafforzare le competenze e l’autostima, favorire l’inclusione e aiutare ciascuno a costruire il proprio futuro.

Una comunità che cresce insieme

Il seminario è stato anche un momento per rafforzare la comunità di Fe y Alegría Italia.

Perché educare è un compito condiviso. Docenti, personale, studenti, famiglie, istituzioni e territorio contribuiscono, ciascuno con il proprio ruolo, a costruire una comunità educativa.

Anche lo sport è stato utilizzato come esperienza educativa: la Milano Marathon, con la partecipazione di Fe y Alegría, è diventata un esempio concreto di collaborazione, corresponsabilità e capacità di mettere il proprio contributo al servizio di un obiettivo comune.

La domanda con cui tornare in classe

Al termine delle due giornate, più che una risposta, rimane una domanda:

“Quale bisogno sto leggendo?”

È una domanda che richiama alle origini di Fe y Alegría e alla sua missione.

Perché ogni percorso educativo comincia da uno sguardo: quello di chi sa fermarsi, osservare la realtà, riconoscere una necessità e decidere di fare qualcosa.

Da qui nasce la vocazione dell’educatore.

Da qui nasce una comunità.

E da qui continua a camminare quella scintilla accesa da padre Vélaz nel 1955: l’educazione come possibilità concreta di trasformare una persona e, attraverso di lei, il mondo.

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